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La storia del Comune

Casale Marittimo, in provincia di Pisa, è posto a 214 metri sul livello del mare ".....a mano destra si stacca una propaggine di collina, che si estende verso il mare, e nel di cui ultimo dorso è situato il moderno Casale. Nella parte più alta ha moltissimi strati Orizzontali di Panchina, frammezzati da strati di tufo sbiancato.....le fabbriche di Casale sono tutte fatte di Panchina, Che ha di se molti testacei, e si cava in quelle vicinanze, in luogo detto e prato...."
Così scriveva nel 1770 G. Torgiani Tozzetti nei suoi viaggi in Toscana.
La zona, ricca di acque minerali, di selvaggina, di sale, insieme alla mitezza del clima, ha favorito, fin dai tempi più antichi, l'insediamento dell'uomo nel suo territorio.
Di notevole interesse sono i ritrovamenti della Necropoli etrusca di Casa Nocera, con tombe del VII secolo A.C., i cui ricchi corredi funebri sono sinonimo di una casta dominante ricca e potente. Molto famosa la Tholos risalente al V° secolo A.C. trovata casualmente nel secolo scorso in località "Poggiarella", già depredata anticamente. Nella zona, nelle località La Pieve e Il Poggio, si trovano i resti di due antiche ville romane, che testimoniano il passaggio dal periodo etrusco al periodo romano. Il castello medievale è nominato nei documenti sin dal 1004 e apparteneva ai Della Gherardesca (il conte Gherardo e la moglie Giulia donarono una Chiesa e tredici poderi "che sono nella corte di Casale" al monastero di S.M. di Serena di Chiusdino).
Secondo una credenza popolare, esistevano nella zona due castelli, Casalvecchio e Casale Nuovo. Nessun ritrovamento archeologico porta a suffragare questa credenza. Nella cima di Casalvecchio si trovano solo resti di abitazioni etrusche e romane che vanno dal VII° al I° - II° secolo A.C.
Esisteva, invece, sopra l'antica villa romana, la Pieve di S.Giovanni Battista, che era la chiesa madre del circondario, dotata di fonte battesimale, e a cui facevano capo la Pieve di S.Andrea in Casale Nuovo, Guardistallo e Montescudaio.
Nel 1363, nella guerra fra Pisa e Firenze, la chiesa rimase molto danneggiata, anzi" demolita et destructa quasi per totum", tanto che nel 1413, in occasione di una visita pastorale del Vescovo di Volterra essa risulta" in totum deruta" e pertanto i battesimi di tutti i bambini dei castelli vicini, si tenevano ogni Sabato Santo "al fonte battesimale nella Pieve di S. Giovanni Battista in Santo Andrea di Casale". In seguito alla conquista di Pisa da parte di Firenze, anche Casale, come i comuni del circondario, seguì le sorti della Repubblica fiorentina, ebbe il permesso di costituirsi in comune e di darsi uno statuto.
Sul 1.500 e sul 1.600 mancano notizie particolari; sono i secoli caratterizzati dalla difesa contro le incursioni dei pirati saraceni, dalla lotta contro la malaria che infestava la pianura costiera e risaliva ai paesi, dalle periodiche carestie e epidemie e dalla stasi sociale e economica che contraddistingue in queste zone il periodo del Granducato mediceo. Tutti questi fattori hanno sicuramente reso difficili le condizioni di vita della popolazione. Nel 1551 casale aveva 245 abitanti.
Del 1642 è una notizia che la comunità deliberò la fortificazione delle mura a difesa delle incursioni dei pirati dal mare. Nel 1648, sulla scia di Montescudaio, Casale venne dato in feudo ai Ridolfi e nel 1738 andò a far parte del marchesato di Riparbella, assegnato in feudo al conte Carlo Ginori.
All'inizio del 1700, le campagne versavano in uno stato di estrema povertà e arretratezza. Vaste tterre rimanevano riservate alla caccia del feudatario e i boschi avanzavano. Nel 1709 "fu proposto come sarebbe stato molto necessario munirsi all'occasione di un medico, stante l'aria cattiva e le multità dei malati che spesso ne muoiono miseramente senza esperimenta". Ciononostante Casale si trovava forse meglio di tanti altri paesi dal momento che il Targioni Tozzeti, che lo visitò nel 1742, scrisse che: "Casale moderno è il più grosso, e il più salubre Castello di tutto il Marchesato. La ragione della salubrità è non solamente una vicina Fontana d'acqua buona, come anche la situazione favorevole in uno sporto di Collina elevata, e benissimo ventilata".
Nel 1745 gli abitanti erano 315. Nel 1777, con le riforme del Granduca Pietro Leopoldo, ebbe inizio il processo di ridistribuzione delle terre e conseguentemente il loro accentramento nelle mani di alcune famiglie facoltose: emergevano a Casale i nomi dei Cancellieri, degli Sparapani, dei Mannari e dei Marchionneschi, che in seguito hanno detenuto il potere nel comune per tutto l'800 e fino alla prima metà del nostro secolo. Il concentramento delle terre e la diffusione del regime della mezzadria portavano ad un incremento e un miglioramento della produzione agricola, Nel 1800 ancora infuriava la malaria, le case in campagna non esistevano, i lupi erano così abbondanti che nel 1810 un decreto governativo liberava la caccia al lupo da ogni vincolo, ma nel paese il numero degli abitanti iniziava a salire: erano 817 nel 1833 e vent'anni dopo ,nel 1854, superavano la soglia dei mille con 1070 persone; nel 1861 il numero era salito a 1174. La progressiva bonifica della palude costiera favoriva lo sviluppo agricolo. Nella seconda metà dell'800 l'abitato subiva alcune incisive modificazioni dovute all'aumento della popolazione: nel 1854 venne demolita la porta S per costruire la torre civica con l'orologio, nel 1872 si iniziò la costruzione della nuova chiesa che comportava l'abbattimento di una parte del muro di cinta e del vecchio municipio per aprire un varco alla nuova strada. La vecchia chiesa veniva trasformata in municipio. Il camposanto spariva sotto il nuovo campanile, ma già nel 1855 era stato inaugurato un nuovo Cimitero lungo la strada per Guardistallo. Contemporaneamente era cresciuto anche il borgo fuori dalle mura e all'inizio del 1900 venne sistemata la Piazza del Popolo allora Piazza Cancellieri. Il paese assumeva, più o meno l'aspetto attuale.
Nel 1862, Casale, fino a allora chiamato Casale nelle Maremme, assunse il nome di Casale Val di Cecina; dal 1900 si chiama Casale Marittimo.
Nel 1936 il numero degli abitanti ha raggiunto il massimo di 1583; ma negli anni '50 è iniziato il processo di emigrazione verso i centri in pianura che erano in rapido sviluppo e garantivano posti di lavoro sicuri, orari fissi, mansioni meno pesanti di quelle del mezzadro di campagna.
All'inizio degli anni '60, il fenomeno dell'abbandono della terra era all'apice e il regime della mezzadria crollava. Soprattutto i giovani si stabilivano in pianura o emigravano verso le città del Nord.
Nel 1971 il numero degli abitanti era sceso a 837. Il rischio di diventare "un paese di vecchi" era attenuato solo dal fatto che molti abitanti risanavano, con i soldi guadagnati fuori, le case del paese corredandole del comfort moderno.
Anche la campagna, dopo l'acquisto dei poderi da parte di non residenti (svizzeri e tedeschi in particolare) a ripreso ad essere coltivata a cereali, olio e vino, coltivazioni che caratterizzano gran parte della campagna toscana.
L'aspetto del paese medievale ben conservato, la sua campagna, hanno contribuito al forte impulso turistico che in pratica è diventato la fonte di reddito primaria per il paese. Sempre più numerosi sono i turisti che scelgono Casale Marittimo come luogo di riposo e villeggiatura.